La magia gentile
La Redazione
Dieci lezioni e trenta giochi di prestidigitazione, ma lo scopo dell’autore non è solo quello di insegnare. Lo dice fin dall’inizio: il compito dello spettacolo di magia non è umiliare la vittima designata, bensì meravigliare il pubblico. Al centro non c’è il prestigiatore, ma gli spettatori. La filosofia è dunque chiara: bisogna stabilire una relazione col pubblico per farlo divertire. Certo l’inganno c’è. Si chiama trucco. È però innocentemente finalizzato a stupire. Con questi presupposti si sviluppa il breve manuale che propone “giochi” con carte, numeri, parole e oggetti sempre conditi con ampie descrizioni e rimandi storici. (1)