Il quotidiano The Sun di ieri ha pubblicato un lungo reportage dedicato ai sensitivi contemporanei. Tra le firme compare quella, ipercritica, di Derren Brown. Il più noto mentalista inglese va giù pesante sull’argomento, denunciando senza mezzi termini l’uso improprio di tecniche illusionistiche per ottenere esperienze spiritistiche. Ne emerge un articolo durissimo, qui in traduzione italiana.

Per fare il sensitivo sono sufficienti due cose: la totale mancanza di senso morale e qualche semplice trucco.

Sospetto, però, che i sensitivi si dividano in due gruppi: i truffatori totali e quelli in buona fede, che credono genuinamente di avere dei poteri.

I truffatori usano principalmente due tecniche: la lettura a freddo e quella a caldo. La lettura a caldo avviene quando un sensitivo possiede già alcune informazioni su un individuo.

Ho assistito di persona all’esibizione di alcuni sensitivi negli studi televisivi, e prima che la trasmissione inizia costoro si intrattengono con il pubblico, chiedendo: «C’è qualcuno che ha perso un parente e vuole essere messo in contatto con lui?» Spesso si alzano molte mani, e il sensitivo chiede come si chiamano, che aspetto abbiano e di cosa siano morti. Quando iniziano le riprese, il sensitivo ha già tutto quello che gli serve per simulare il contatto. E, ovviamente, il tutto appare straordinario.

Negli Stati Uniti, nel sottobosco fraudolento dei sensitivi, c’è addirittura un mercato nero di informazioni sui clienti. Quando incontri uno di questi truffatori, tutte le informazioni che raccoglierà su di te finiranno in un database centralizzato, il cui accesso è disponibile a pagamento ad altri sensitivi come lui.

La lettura a freddo è più interessante. È una tecnica con cui dire delle cose che le persone adatteranno alla propria situazione. Il sensitivo dirà: «Sei quel tipo di persona che ama essere al centro delle attenzioni ma che allo stesso tempo è abbastanza riservata.» In poche parole, sta dicendo che hai un lato introverso e uno estroverso. Il che si applica a chiunque – è una frase che non contiene alcuna informazione.

Durante le loro esibizioni, i sensitivi spesso buttano lì un nome. Possono dire, ad esempio, che “sentono” una certa Judy. Potrebbe trattarsi di qualcuno vivo e vegeto che si trova nello studio televisivo in quel momento, o magari qualcuno che è morto o semplicemente l’amica di qualcuno tra il pubblico. A questo punto c’è sempre qualcuno che si alza e dice: «Ehi, sono io che ho una sorella che si chiama Judy!»

A questo punto il sensitivo replica: «Certo, è così! Sto ricevendo qualcosa a proposito di tua sorella Judy.» A questo punto qualcuno può farsi l’idea che il sensitivo conoscesse anticipatamente che Judy fosse la sorella di qualcuno, ma non è così. È stato il pubblico stesso a fornire tale informazione.

Non sto dicendo che tutti i sensitivi sono truffatori consapevoli. Alcuni di coloro che credono di avere un dono ingannano semplicemente loro stessi, ed è facile farlo. C’è chi prende un mazzo di tarocchi, fa qualche lettura particolarmente accurata e si convince di possedere davvero qualche potere. Poi c’è chi dice addirittura di sentire le voci – il che è una patologia nota come “schizofrenia”.

Il mondo della sensitività è un business redditizio. La chiave sta in quello che promette. Il sensitivo ci dice che la nostra vita ha un senso. Se hai perso un caro, è ovvio che saremo tentati da qualcuno che ci offre di contattarlo.

Tempo fa ho assistito all’esibizione di un sensitivo in un quartiere malfamato di Liverpool. Ha detto: «Vedo un ragazzino che si è impiccato.» Cinque spettatori hanno alzato la mano.

Me ne sono andato pensando – chissà?! Forse non è così male dare conforto a costoro. Forse è un falso conforto, ma chi se ne frega? La cosa mi tormentava. Se avessi reagito e avessi esclamato «Stupidaggini, si tratta di lettura a freddo!» sarei passato per il guastafeste di turno.

La mia posizione è questa: se qualcuno va da un sensitivo, ottiene quel che chiede e non finisce per diventarne dipendente, chi sono io per dire che c’è qualcosa di sbagliato? Non sono io a dover giudicare. Al cuore della cosa, però, c’è un certo sfruttamento. Il sensitivo entra in una sfera molto intima di chi gli sta di fronte, e pretende di essere pagato per quello che fa.

Frequentare un sensitivo può creare dipendenza. Molti individui disperati vogliono entrare in contatto con i propri defunti. Di fronte a una continua offerta da parte del mercato, per alcuni può diventare un problema. Qualcuno può diventare succube dei medium.

I sensitivi andrebbero messi alla prova. E se qualcuno dimostra, in condizioni ragionevoli e controllate, che i suoi poteri sono autentici, allora gli crederemo. (1) 


Note

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