Questo articolo di Eugene Burger (1)  approfondisce alcuni aspetti meno noti di Max Maven, il mentalista più grande del mondo. Fu pubblicato la prima volta su Linking Ring (febbraio 2000) con il titolo “Other sides of Max Maven” (pp. 49-55).

«Buh!»

Buh? Che razza di apertura è questa? Max Maven ha impiegato cinque anni per concepirla (e credo che questo dica qualcosa sulla sua attenzione ai dettagli).

Quando Phil Willmarth mi chiese di scrivere questo articolo, sottolineò il fatto che – sebbene parte del lavoro di Max sia ben nota nell’ambiente della comunità magica – come persona Max non è conosciuto da molti. Quello che gli illusionisti sanno di lui si limita generalmente alle sue apparizioni negli special televisivi (anche se si possono scoprire molte cose sulla carriera di Max Maven andando sul suo sito www.MaxMaven.com). Il mio obiettivo è di aiutare i lettori a capirlo meglio come individuo.

Uno dei motivi che mi ha spinto ad accettare questo compito è che Max è stato oggetto di moltissimi fraintendimenti e critiche ostili – sia su Internet che su carta stampata – non sempre rivolti a lui come performer, ma anche come persona, spesso da individui che non lo conoscono.

Sembra quasi che Phil Goldstein sia stato così bravo a creare il personaggio teatrale di Max Maven da convincere chi non lo conosce che la sua personalità si identifichi con quella creata ad arte – confondendo così mito e realtà. Essendo uno degli amici più stretti di Max, ho sempre considerato questo fraintendimento poco rispettoso quando non addirittura frustrante. Finalmente ho l’occasione di rimettere un po’ le cose nel loro giusto ordine.

Dopo aver accettato di scrivere questo articolo, ho scritto a venti personalità note nell’ambito della magia (le prime venti che mi sono venute in mente) per spiegare loro cosa stessi facendo e coinvolgerle nel caso avessero voluto dire qualcosa di Max. Ho ricevuto subito diverse risposte, e intanto ho continuato a pensare a chi altri allargare la proposta. Dopo un po’ di riflessioni, ho deciso di fermarmi alle prime venti e aspettare di vedere cosa mi avrebbero mandato. Condividerò alcune delle loro impressioni, per mostrare Max da punti di vista diversi, espressi da persone diverse. Sfortunatamente non potrò essere esaustivo rispetto a quello che ho ricevuto, ma ho tratto grandi spunti da tutti i pensieri che sono stati condivisi con me.

Il mio obiettivo non è quello di “difendere” Max, quanto piuttosto di mostrare alcuni degli altri lati della “persona” di Max.

Devo ammettere che Max può essere a volte una persona difficile. Quando gli si chiede qualcosa, dice sempre ed esattamente quello che pensa. Come disse Stan Allen:

Max è una persona molto onesta. E a volte, il mondo non è pronto per la sua onestà.

Il ritratto che emerge dalle email che ho ricevuto si sofferma su tre caratteristiche in particolare: la forza delle sue performance, l’incredibile cultura in ambito magico e la continua e generosa condivisione di questa cultura con lo scopo di aiutare gli altri. Può essere sorprendente per alcuni, ma l’immagine che ne emerge non è quella di una persona arrogante, egocentrica e saccente. Al contrario. Secondo Lance Burton:

Il Max che conosco è un essere umano meravigliosamente disponibile. È sempre pronto a dare una mano. I suoi consigli e il suo supporto mi sono stati utili in molte occasioni. Sono sempre incantato di fronte alla sua cultura magica e teatrale, e alla sua buona volontà nel condividerla con gli altri. Più di tutto mi sento grato per la sua amicizia.

Jade mi scrisse che, mentre stava preparando il suo numero con gli anelli cinesi alla fine degli anni Ottanta, mandò un video a Max chiedendogli qualche suggerimento:

Egli mi mandò due pagine piene di idee e critiche costruttive con l’intento di migliorare il mio numero. Non ho mai dimenticato quel gesto di gentilezza e generosità. Max c’è stato sin dall’inizio.

Oltre a Lance e Jade, Max è stato un consulente creativo per David Copperfield, Siegfrid e Roy, Penn&Teller, i Pendragons, Doug Henning, Michael Weber, David Ben, Mac King, Lisa Menna e David Blaine.

Jeff McBride mi disse una volta:

Mi rende nervoso sapere che c’è Max tra il pubblico perché so che alla fine mi darà un feedback onesto. E non sempre il feedback che voglio sentire, ma quello che ho bisogno di sentire. Perché Max ci tiene davvero!

Max ci tiene. E ci tiene con passione. Come ha detto Jamy Ian Swiss:

Ha una passione per la magia che conosce pochi confini; ha lo spirito dell’artista autentico, che esige il massimo non solo da chi lo circonda, ma soprattutto da se stesso.

Quando io e Max ci incontrammo la prima volta nel dicembre 1979, stavo lavorando al mio libro Spirit Theater e Jay Marshall mi offrì la possibilità di intervistare Max, che si esibiva in un circolo esclusivo di Chicago. Durante la conversazione ho avuto la distinta impressione di parlare con una delle persone più intelligenti e articolate mai incontrate in tutta la mia vita.

La nostra amicizia crebbe. Nei quindici anni successivi sono stato a casa di Max molte volte. Ho trascorso giorni e serate, anche fino a notte fonda, a parlare con Max di magia, teatro, prestigiatori del passato, della sua vita, della mia e di come cambiare il mondo. La sua capacità di ricordare quello che ha letto e usare quel patrimonio di cultura è per me qualcosa di straordinario. Quando parla con te, spesso entra in uno stato di eccitazione mentale tale da generare un flusso di idee continue, e ti rendi conto di essere in compagnia di un individuo davvero speciale.

Quando andai a trovare Max nel novembre 1999, gli posi una domanda e la profondità della sua risposta mi colpì molto. Sapendo della sua passione per il wrestling professionistico (stupiti?), dissi en passant: «Chissà quando è iniziata questa cosa…« Era l’una del mattino. Alle 4 lo fermai dicendogli: «È meglio se acceleri un po’ con il racconto, perché sarebbe ora di coricarci.» Lo fece. E parlò per un altro quarto d’ora. Alla fine del quale, mentre crollavo dal sonno, mi accorsi che mi aveva appena offerto un resoconto completo, coerente e dettagliato dell’intera storia del wrestling americano negli ultimi 100 anni. Il tutto mi era stato raccontato in modo divertentissimo. E tutto era già nella sua testa! Non avrei dovuto sorprendermi. Mi era già capitato di sentirgli raccontare, senza alcun preavviso, storie tratte da altri degli argomenti di cui è appassionato: musica gospel afroamericana, matematica ricreativa, arte pittorica del XX secolo, linguistica, storia dello show business, cinema horror, exploitation – e ovviamente cultura giapponese.

Molti illusionisti hanno una conoscenza molto limitata di Max come performer. Lo dico perché la maggior parte delle persone ha visto Max soltanto in televisione, mentre presentava effetti di mentalismo interattivo. Raramente questo materiale è frutto di una sua libera scelta: è quello che gli impongono i produttori televisivi, essendo un’autorità assoluta nella magia interattiva, ed essendo in grado di presentarla come nessun altro. Ma questo è un ambito estremamente ristretto delle sue vere potenzialità.

Negli anni ho avuto il grande privilegio di vederlo in azione più di un centinaio di volte, dalle brevi apparizioni alle convention, alle esibizioni nei night club, fino a interi one man show nei teatri. Dal momento che gran parte di quello che fa richiede doti di improvvisazione e assunzione di rischi, quando non addirittura balzi di intuizioni mozzafiato, non mi annoia mai assistere alle sue performance. Dopo tutto, qualcosa potrebbe sempre andare storto!

Come scrisse un critico del Los Angeles Reader a proposito del suo show teatrale,

…andando a vederlo, ero pronto a infilzarlo con la mia penna acuminata, aspettandomi di aver a che fare con un maghetto dal vetusto stile retrò, ma alla fine mi ha davvero catturato. Maven è straordinario. Durante il secondo tempo mi ha scelto tra il pubblico, e senza che gli dicessi una parola, mi ha detto che negli ultimi 3 anni ero stato in un remoto villaggio delle Fiji, aggiungendo per quanto tempo vi ero stato e cosa avessi fatto – in un modo assolutamente accurato. Tra i tonfi delle mascelle che cadono a terra per tutta la serata, si rischia di trascurare le finezze dello spettacolo che Maven offre senza soluzione di continuità. È uno storyteller superbo, in grado di tessere un genio asciutto, sofisticato e vagamente sinistro in una performance in perfetto equilibrio sulla linea sottile che divide umorismo e inquietudine.

Non potrei essere più d’accordo.

Oltre agli effetti magici che Max ha pubblicato sulle riviste di settore, ha anche scritto centinaia di articoli, recensioni e saggi – comprese le 60 puntate di “Parallax”, rubrica che tenne sulle pagine di Magic Magazine per cinque anni. Tre suoi articoli su Genii meritano una menzione speciale: la storia mozzafiato del FISM, l’affascinante storia di Genii e la sua affettuosa e profonda biografia di Jay Marshall.

Max è appassionato di storia della magia, il che spiega in parte l’amicizia che lo legò a illusionisti come Billy McComb e Dai Vernon. Billy si ricorda che in un’occasione Vernon gli disse che Max era uno dei pochi ad avere

una qualche concezione di quel che è davvero la magia.

Fui molto impressionato quando accettò di elaborare una routine con cui coinvolgere il famoso teschio parlante Balsamo creato da Joseffy, durante la recente Magic History Conference – una vera sfida che pochi avrebbero osato affrontare: immaginate che vi diano la registrazione di alcuni click, distribuiti in numero e ritmo diverso nel tempo, e il vostro compito sia quello di tirarne fuori qualcosa di spettacolare, che deve dare l’impressione che un teschio vi stia parlando. E immaginate, inoltre, che il teschio non funzioni sempre come dovrebbe e non rispetti i tempi che avevate previsto.

Questa fu la situazione che Max dovette affrontare con Balsamo. Ho visto il video della performance più volte e, sebbene sappia quanto fosse nervoso Max di fronte a quel pubblico, è impossibile accorgersene. La sua performance fu brillantissima nonostante tutto. L’illusione che fosse il teschio a rispondere a Max (e non viceversa) era così perfetta che molti ritennero che esso fosse controllato elettronicamente da un complice – un artifizio che difficilmente sarebbe stato disponibile alla fine del secolo scorso. E cosa ancora più spettacolare, il pubblico – composto da addetti ai lavori – fu chiaramente ingannato da molti degli effetti che Max creò per questa routine.

Molta della fama di Max nell’ambito magico è legata alla sua condivisione della cultura magica e al suo lavoro dietro le quinte, a sostegno dei progetti e dei sogni magici di altri illusionisti. Come scrisse Stephen Minch:

Quando mi imbatto in un interrogativo a carattere storico, ho la fortuna di avere tre o quattro amici di grande cultura in grado di rispondermi. Max Maven è uno di questi, e non riesco nemmeno a contare le volte in cui mi ha dato i riferimenti storici giusti; probabilmente centinaia. So che ha fatto lo stesso per molti altri colleghi, e ha ricevuto uno scarso riconoscimento per tutto il lavoro dietro le quinte. La magia e la letteratura magica sono enormemente in debito per i suoi contributi.

L’immagine di un Max da chiamare quando si è di fronte a un interrogativo legato alla magia ritorna in molte delle testimonianze che ho raccolto, tra cui quelle di Richard Kaufman, Stan Allen, Erika Larsen, Danny Orleans, Bob Farmer, Mike Close – e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Nello stesso tempo, rivenditori come Hank Lee e Joe Stephens ammettono esplicitamente di aver beneficiato di molti consigli di Max.

Il canadese Allan Slaight, che curò con Howard Lyons il primo libro dedicato a Stewart James, chiese a Max di aiutarlo per curare un secondo gigantesco volume dopo la morte di Howard. Dopo dieci anni di lavoro comune, Allan scrisse:

Devo ammettere, dopo questo intenso lavoro, che mi sono sempre sentito imbarazzato dalla formidabile presenza di Max. La sua sola voce mi intimoriva! Però ho scoperto presto che Max è dotato di buon cuore. Farebbe qualsiasi cosa per un amico o per una giusta causa, anche senza pretendere un riconoscimento pubblico. (Si irritò addirittura quando gli offrii di pagarlo per le migliaia di ora trascorse sul nostro lavoro. Offerta rifiutata.)

Io stesso devo molto a Max per lo sviluppo della mia carriera magica. È sempre stato disponibile: attento e pronto ad ascoltare le mie idee, aiutarmi a rifinire i miei script, a discutere di specifici effetti magici e di tutti quei dettagli su cui un professionista si trova a riflettere.

Quando decisi di organizzare una seduta spiritica nell’ambito del Shakespeare Festival di Los Angeles nell’ottobre 1998, Max fu uno dei consulenti principali. Partecipò a molte delle prove e la vide innumerevoli volte quando fu messa in cartellone. Dopo ogni performance mi fece qualche appunto su quello che avrei potuto migliorare.

Quando decisi di girare tre videocorsi per Louis Falanga la scorsa estate, Max non solo creò l’intero concept dei tre filmati (“Magical Voyages”), ma mi aiutò a scegliere il materiale da presentare, fece approfondite ricerche per attribuire giusti crediti a ciascuna idea, scrisse i testi e mi raggiunse al Lake Tahoe per dirigere egli stesso le riprese. Seguì anche l’editing dei video per darne un’approvazione finale. Inutile a dirsi, per un performer si tratta di un dono che va al di là di ogni immaginazione: ero libero di dedicare tutte le mie attenzioni alla performance e alla spiegazione degli effetti. Sapendo che Max avrebbe tenuto d’occhio i monitor, mi sentivo molto tranquillo.

Creare video non è facile. Tutti vogliono fare un buon lavoro, a volte i nervi sono a fior di pelle e serve tanta pazienza. Come regista Max è incredibilmente gentile e attento. Non alza mai la voce con nessuno. Quando non avevo nessuna voglia di ripetere per la quarta volta una routine, Max mi ha preso in disparte e convinto che avrei potuto far meglio. E l’ho fatto.

E forse non ho ancora detto che tutto questo me l’ha offerto totalmente in dono!

Max ha lavorato con Louis Falanga su diversi progetti. Louis mi ha scritto:

Ho avuto la fortuna di vedere Max in azione con Alex Elmsley, Eugene Burger e Jeff McBride. La sua attenzione per i dettagli, la dedizione con cui mira alla perfezione e all’integrità dell’arte magica è leggendaria, a buon motivo. Qual è il lato di Max che preferisco? Osservarlo mentre crea un pupazzo di neve con il piccolo Libby Larsen di otto anni fuori dagli studi di Tahoe nel febbraio 1997. Ecco qualcosa che mi sarebbe piaciuto filmare.

L’inglese Guy Hollingworth ha scritto:

La sua disponibilità a sostenere e incoraggiare gli altri illusonisti non ha colpito solo me ma anche molti di quelli con cui abbiamo lavorato al Festival di Edinburgo, due anni fa. Come potete immaginare, i vari performer vanno a vedere i numeri degli altri che si esibiscono. In diverse occasioni Max ha riconosciuto tra il suo pubblico illusionisti che avevano lavorato in altri show, e quando li aveva apprezzati, non ha mai mancato di presentarli al pubblico, suggerendo di andarli a vedere. Gesti di cavalleria di questo tipo, in un ambiente solitamente molto competitivo, rivolti verso persone che non conosceva personalmente, è stato un gesto davvero straordinario; ma per quelli che conoscono Max, è un gesto tipico della sua magnanimità.

Stan Allen mi ha ricordato un aspettoche mi sarebbe potuto sfuggire: la grande capacità di Max di fare il Maestro di Cerimonia. Ogni volta che mi esibisco o presento una conferenza nel corso di un evento a cui partecipa anche Max, cerco sempre di fare in modo che sia lui a introdurmi. Ha la capacità di fare due cose importanti: (1) convincere il pubblico che sono molto speciale e (2) far sentire al pubblico la fortuna di essere lì in quel momento. Come ha scritto Stan Allen,

Le sue presentazioni sono sempre intelligenti e studiate in modo da mettere il protagonista nella miglior luce. L’ho visto farlo sia con gli amici che con persone che non avrebbe mai voluto presentare… e nessuno avrebbe potuto distinguere tra le due categorie.

Max è coinvolto in progetti di respiro internazionale. Non solo si è esibito e ha tenuto conferenze in oltre 30 paesi, ma ha lavorato dietro le quinte durante molte convention della FISM e ha contribuito a coordinare le visite di molti performer stranieri negli Stati Uniti e viceversa. I suoi contatti con gli illusionisti giapponesi sono stati particolarmente profondi. Voglio chiudere con l’opinione di un vecchio amico di Max, Tom Onosaka:

Max ha indirizzato i giovani illusionisti giapponesi nella giusta direzione. Sebbene zio Max sia cocciuto, diretto e un po’ brontolone, è una persona solida, affidabile e con un gran cuore. È come il buon vecchio giapponese dallo spirito Samurai dell’era Meiji, ed è stato uno dei migliori amici con cui parlare non solo di magia, ma della vita stessa.


Note

1. Un ringraziamento a Eugene Burger per aver autorizzato la pubblicazione.

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